18 luglio 2011 Riale – Bettelmatt Runners – Val Formazza

Bettelmatt Runners – Val Formazza
Alessio CastiglioniLa sveglia suona alle 6.45, mi precipito in bagno, alzo la testa e, come temevo, nessuna buona notizia dal lucernario della mia mansarda di Fondovalle: sopra di noi solo grigio e nient’altro…
Le previsioni meteo ormai da anni non sbagliano più e l’abbigliamento che ha lasciato la pianura nel mio borsone tende più all’inverno che all’estate, ma la speranza si sa, è sempre l’ultima a morire. Mi rassegno chiudo gli occhi e scorgo il cielo blu intenso, i partoni verdi, le cime innevate e i laghi glaciali azzurro verdi che ho ammirato tante volte in Formazza come nella Skyrace dello scorso anno. Peccato penso, sarà un po’ come correre nelle campagne di Rovate a novembre con la nebbia, quei 50 metri di visibilità si e no… almeno qui non è umido. E’ più freddo e soprattutto c’è molto più vento.
Da veterano della valle so cosa mi aspetta, le giornate di nebbia bassa che nascondono le perle di questa meravigliosa vallata sono un classico, ma meglio star lontani dal Gries con questo tempo a meno che non sia una giornata speciale come questa, il giorno che nella mia stagione podistica rappresenta la sfida con me stesso in uno dei posti che amo.
Colazione, massaggio alla mia gamba dolorante – che l’anno scorso mi tradì a 5 Km dalla fine facendomi perdere una decina di posizioni – , pettorale montato sulla maglietta a maniche lunghe e partenza in direzione Riale… arrivo un po’ tardi, ma gli amici di Formazza Event hanno saggiamente posticipato la partenza di mezz’ora e tagliato la parte alta della lunga per la sicurezza degli atleti.
Alle 9.00 in punto partiamo, la nebbia è sempre bassa e da Riale si vede la diga di Morasco e niente più, i pendii e le vette circostanti sono completamente avvolte dal grigio denso e impenetrabile.
Parto con un buon ritmo, affronto la prima rampa che ci porta sulla sommità della diga, tempo di salutare i supporter rovatesi che incoraggiano me ed Alessandro, ultimi dei mohicani, poi tiro i remi in barca perché so cosa mi attende al Gries. In fondo a Morasco la mia inseparabile Elena mi passa i bastoncini e affronto la salita che porta alla piana del Bettelmatt: all’inizio sono un po’  imballato poi le gambe iniziano a girare come sempre in salita e mi ritrovo ad attraversare il pascolo d’alta quota “originale” che dà il nome al famoso formaggio.
Allungo i bastoncini a 1mt e 30 cm e affronto il salitone che porta al Passo del Gries: la prima metà sono tornanti poi ad un tratto ecco il canalino che sposta il sentiero sul lato destro della montagna. Una folata di vento fortissimo mi investe… è solo l’inizio. La seconda parte di salita presenta strappi ripidissimi su sentiero sterrato ma le mie gambe abituate alla montagna rispondono bene e la scalata al Gries è conclusa in 54 minuti circa dalla partenza, 4 in meno dello scorso anno…
Proprio sulla sommità, incuranti del vento e delle intemperie, freschi dei loro 18 anni sento le urla di incoraggiamento di Marco e Simone a cui lascio i bastoncini, poi il meritato ristoro piazzato sapientemente nella conchetta riparata dal vento… ma fa comunque freddo e riparto subito: il vento come sempre al Gries è violento con raffiche costanti, ora piove ma di solito si tratta di sopportarlo quei 5 minuti e poi le montagne fanno da scudo ai turisti e agli “svitati” che come noi hanno deciso di lanciarsi in questa avventura d’alta quota. Purtroppo oggi la natura non è d’accordo e come a dire “ma cosa vi salta in mente di correre qui oggi? Non avete visto il tempo a valle? Adesso vi do una lezione…” ci sprigiona contro la furia degli elementi: vento a raffiche scende dai versanti portando acqua gelata sui runners con la nebbia che nasconde l’orizzonte e cancella i punti di riferimento.
All’altezza del Passo del Corno, siamo a 2530 mt è il punto più alto del percorso, per un attimo mi passa per la testa l’idea di ritirarmi, ma sono ormai a metà strada, che cavolo di idea stupida mi è venuta, rido di me stesso, l’ipotesi del ritiro non mi aveva mai sfiorato in nessuna competizione prima d’ora.
Il sentiero inizia a scendere, e in alcuni tratti è anche scorrevole, inizio ad allungare le falcate e l’idea di mettermi il K-way evapora del tutto, sopporto bene il freddo, correre con il K-way è come viaggiare in auto col freno a mano tirato.
I Km scorrono uguali nella nebbia, ma d’un tratto scorgo la Capanna Corno: il bizzarro rifugio elvetico col tetto “al contrario” da lontano sembra il LEM appena atterrato sulla Luna avvolto dalle polveri.
Sarà che ho preso in giro gli svizzeri che l’anno scorso hanno proposto al ristoro l’imbevibile rivella, sta di fatto che quest’anno il ristoro proprio non c’è… chiedevamo un bicchier d’acqua per mandar giù un integratore niente più… che tristezza…
Un po’ inca***** riprendo la corsa verso il San Giacomo e con gran fatica supero l’ultima salita che come sempre sembra non finire mai, le gambe iniziano a essere pesanti, finalmente il ristoro al confine e via per gli ultimi 6 Km a costeggiare il Lago Toggia di cui si intravede a malapena la riva.
Mi faccio coraggio e mi dico: in fondo manca solo una “serale” (6 Km) da qui all’arrivo! Inizio a spingere ma a metà lago la mia gamba destra inizia a fare le bizze, l’infiammazione al tendine non perdona e mi tocca rallentare per non peggiorare la situazione. Dal Gries in poi ho corso tutta la gara praticamente in solitaria, non vedevo davanti nessuno e dietro ero stato quasi raggiunto da un podista che poi ho seminato nella nebbia… ma memore dello scorso anno rallento e alla diga del Toggia perdo una posizione, iniziano i tornanti e poi i sentierini che ci portano in picchiata verso l’arrivo. Dopo tre gradini un crampo, poi un altro… mi tocca fermarmi o rischio di cadere rovinosamente. Mi riprendono altri due podisti e li lascio passare poi riparto, sembra che la gamba sia di nuovo ok, recupero una posizione e nell’ultima parte di fango-planing tra le urla di incitamento della mia Elena e i complimenti dei tanti amici presenti affianco un altro concorrente e concludiamo insieme con un abbraccio e un high-five!
Concludo 17° su 118, sorriso a 32 denti, il crono dice addirittura 2h24min, 6 in meno dello scorso anno in queste condizioni meteo avverse, la gamba destra è dolente ma ormai chissenefrega, ricevo i complimenti anche da Giorgio organizzatore e compagno di tanti allenamenti… arriva anche Alessandro che mi ha sempre battuto in tutte le gare dell’anno, ma oggi mi son preso una bella rivincita nella gara più difficile.
Ancora quattro chiacchere e, non so come, mi ritrovo a correre verso il Centro Fondo dove mi attende una doccia tiepida… “beh allora potevi fare la 35 no?!” mi urla un amico… in effetti ne ho ancora, sarà la soddisfazione ma le gambe sembrano leggere leggere…
Pasta party offerto agli skyrunners e premiazioni a seguire: adesso diluvia davvero su questa giornata che sarà davvero difficile da dimenticare. I miei complimenti a tutti gli atleti che hanno saputo sfidare se stessi in una giornata da caminetto e TV!
Complimenti anche a Formazza Event in particolare per la massiccia presenza di personale lungo tutto il percorso ancor più importante in una giornata come domenica con condizioni meteo al limite… un unico consiglio per l’edizione 2012: trovate il modo di far mettere agli svizzeri un tavolino almeno con l’acqua!!!
Alessio Castiglioni

FOTO e VIDEO >>>

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Commenti

  • Emiliano  On 19 luglio 2011 at 10:10

    Hai ragione Alessio anche io ci sono rimasto male quando non ho visto il ristoro alla capanna Corno. Inoltre ho suggerito all’organizzazione che in cima al Greis potrebbero distribuire ad ogni partecipante un gel…. visto quanto si paga d’iscrizione….

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