52° Cross del Campaccio

Incerti e certezze.
campaccio08_073 Ciao Antonio,
volevo lasciarti anche io un commento sulla gara che, seppur da spettatrice, ho vissuto in prima persona. Nella gara maschile ha corso il mio fidanzato Stefano Scaini (Fiamme Gialle N.d.R.) e non succede spesso che io riesca a gustarmi le sue gare cosi intensamente. La neve ha reso tutto molto difficile ma ero comunque fiduciosa perché lo vedevo concentrato e sicuro di se stesso. L’attesa del via è stata spasmodica e quasi non sentivo neppure il freddo: più passavano i chilometri e più "lo vedevo bene"… ero proprio contenta: dopo tutte le mie soddisfazioni, anche per lui stava giungendo la meritata gioia in una gara difficile con parecchi mostri sacri del cross al via. Vederlo avanzare cosi prepotentemente l’ultimo giro mi ha un emozionata e la sua volata contro quell’africano era interminabile, ma comunque fantastica!! Non ho poi resistito a non correre sul traguardo ad abbracciarlo: ero veramente felice per lui… con tutti i sacrifici che fa per l’atletica, si merita questa e tante altre soddisfazioni ancora più grosse. Grazie.
Ciao,
Anna Incerti (vincitrice MCM 2008 N.d.R.)


La vendetta del chiodo da 12mm
Mi unisco ai commenti positivi su questa affascinante edizione del Campaccio ma non posso fare a mano di segnalare alcuni lati oscuri che hanno colpito anima a fisico nel dopo gara.
Il primo è relativo al fatto di correre sulla stessa "pista" degli assoluti, con relativo impietoso confronto. Qualcuno mi ha fatto gentilmente notare che la bella Aniko ci ha messo 6 minuti meno di me per percorrere 6 km.
Bella forza, ho risposto, noi abbiamo corso con la neve fresca, mica con pista battuta e pappa pronta… Non sono sembrati molto convinti.
Qualcun’altro, vedendo le foto, notava che io correvo dritto come un pilone mentre "quelli veri" sgambettavano leggeri, col busto in avanti. Solo una questione di prospettive e poi in alcune immagini i big sono ripresi in salita….
In ogni caso ai dolori dello spirito c’è rimedio, mentre per i miei polpacci non c’è crema che tenga. Ho fatto il gradasso armando le scarpe con i chiodi lunghi ed adesso le gambe mi stanno chiedendo il conto.
Rodolfo Lollini (la foto)
 
DSC_7285
Caminetto, divano, tele e piumino…… seeeeeeeeeeeeee!
Sto sfogliando in questo momento un bel libro sui 50 anni del Campaccio che ho ricevuto all’atto dell’iscrizione… il più delle volte, dopo la biografia dei campioni, qualche loro foto e il racconto delle singole edizioni anno per anno, è presente la domanda "E l’atleta Tizio Caio, vincitore dell’edizione tot, come ricorda il Campaccio?". Risposta scontata, sempre uguale e riassumibile con queste parole: "Gara dura e tecnica. Bravi organizzatori, cordialità, gentilezza. Grande pubblico.". E io? Cosa resterà di questo mio Campaccio (e non di questi anni ’80 come qualcuno cantava…)? Risposta scontata? Ma si, e magari con qualche esagerazione: tempo da lupi, percorso insidioso e malefico, bravi organizzatori e pubblico fantastico, quei pochi "malati di corsa" che si erano presentati sulle tribune e, ancora di meno, lungo il percorso innevato.
DSC_7315aPercorso insidioso e malefico… ma no! diciamo che non si vedeva niente, con la neve negli occhi e in faccia, con un sentierino sempre bianco di cui non si riusciva a percepire alcuna differenza di sfumatura, alcun dettaglio che potesse essere d’aiuto per mettere bene i piedi durante la corsa… ogni tanto mancava la terra sotto il piede a causa di un avvallamento mascherato di bianco, ogni tanto si scivolava in curva anche con i chiodi da 15 mm, ogni tanto per caso si riusciva a vedere due metri avanti senza beccarsi subito un fiocco di neve nell’occhio… evvai! Questa sì che è vita, altro che divanetto, pantofole, piumino e calduccio, il vero Cross è qui, bello e cattivo come una tormenta di neve su una distesa bianca.
Il buon Antonio mi ha fatto due righe di standing ovation per un 30° posto assoluto e un 4° di categoria… grazie mille Andò, ma due parole le devo dire sulla mia performance: pensavo meglio. Ci sono state tante occasioni utili per risalire il serpente di atleti, diversi atleti che, dopo avermi superato, hanno proseguito la loro azione arrivando davvero lontano: uno dei quattro atleti svizzeri (della mia categoria…) al terzo giro si è messo davanti con un suo collega a tirare un gruppettino di quattro persone tra cui il sottoscritto e Abdel Belfakir, ha aspettato qualche centinaio di metri e poi è partito deciso verso mete lontane. La mia mente, in comune accordo con il mio fisico, ha scelto di restare con il secondo per gestire le risorse in maniera più furba. Peccato, il primo era arrivato quasi un minuto davanti. Non che si potesse ambire a tanto, ma almeno qualche posizione l’avrei recuperata… se non altro, la scelta ha pagato bene nell’ambito del gruppetto ridotto a tre atleti: strano ma vero, in una volata da 400 metri l’ho spuntata contro lo svizzero, mentre Abdel è rimasto indietro da prima ancora. 30° su 45… giusto, anche se si poteva spingere di più al momento buono.
Pubblico? Si faceva sentire, tanto sugli spalti quanto lungo la "via delle lacrime"… ogni tanto Antonio che diceva vai Massi, ogni tanto Belluschi che urlava forza Montagna, ogni tanto il mio allenatore che diceva "occhio alla curva che si scivolaaaaaaa!" e ogni tanto Matteo che da casa tra un tossito e l’altro si chiedeva dove fossi… grandi amici per un grande Cross.
Per i risultati seri ci sarà ancora da lavorare e aspettare, ma per ora è stata fantastica così com’è stata.
Max Montagna
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