Magnago – JackPot Run

 
 
Quando il gioco si fa duro i duri….cominciano a “girare”. Il “duro” era il ricco montepremi e i “duri” i grandi nomi del podismo locale e non solo, accorsi a Magnago per conquistare il jackpot messo a disposizione dall’organizzazione della gara;  Nomi di tutto rilievo allo starter: da Fabio Mascheroni a Rached Amour, al nostro sanmarchino Marco Brambilla e al rientrante Dereje Rabattoni e poi le fortissime donne Cecilia Sampietro e Silvia Murgia, Federica Cerutti e l’ex azzurra di maratona Simona Viola (non in ottima forma, in formissima invece la figlia Tecla di 10 anni che vince il minigiro della sua categoria con un tempo spettacolare) tanto per citare alcuni nomi.
Competizione bella e ben organizzata (è la prima edizione), buono il numero di presenze e tutto lascia prevedere che le prossime edizioni saranno da boom, infatti l’attuale jackpot di 500 euro messo in palio per chi avesse fatto il record di 16’e 20”….o inferiore non è stato conquistato (il vincitore della gara, Fabio Mascheroni, vi è andato molto vicino, 16’46” – media 2’56”), Il prossimo anno si ricomincia da 1000. Sì, il jackpot sarà di 1000 euro…. chissà chi vedremo arrivare!!!
Per le pari opportunità, perché non un jackpot anche per le donne? 16’20” per le donne? Solo se hanno il pelo folto e riccioluto sul petto!!!
Antonio
 
Stasera a Magnago avevo una gran voglia di correre. 
Dopo la serale di Inveruno non ho più avuto spazio per allenarmi, la preparazione della nostra serale si è portata via tempo e forze.  Mercoledi ho fatto il bravo papà, accompagnando ed incitando per mezz’ora mio figlio Marco in mezzo alle corti di S. Martino di Bareggio: la foto dove tagliamo insieme il traguardo la conserverò tra i ricordi più belli.
Così la prima edizione della Jackpot Run è cascata a pennello. Una corsa che nelle premesse del volantino aveva tutti i requisiti del grande evento: premi in moneta, grossi sponsor, the Voice Omodeo come speaker.
E così è stato, se non nel numero di partecipanti, di sicuro nella qualità tanto da sentirmi, appena arrivato, un po’ a disagio: ovunque mi girassi vedevo solo atleti di grande livello.
Così ho avuto l’onore di fare un lungo riscaldamento con Dereje Rabattoni (conosciuto una settimana fa ad Ossona),  Massimo Zanaboni e Laura Monti (tutti e tre premiati al traguardo).  Qualche influsso benefico me lo hanno trasmesso perchè in gara sono andato molto oltre le mie aspettative del momento, mi è mancato solo di battere l’amico Gianluigi Caldiroli (ma lui giocava in casa).
L’arrivo in pista ha sempre un grande fascino, invidio un po’ chi lo può fare. Di classe il ristoro finale, con tartine, panini e caramelle, più consono ad una festa di compleanno che a un dopo corsa; e poi una valanga di premi, dai bimbi ai top runner, in assonanza con la valanga di zanzare.
Mi sono divertito e il prossimo anno tornerò: ho il mio jackpot personale da vincere a meno di 22′,28".
Michele Romanini
 
CON LE INFRADITO AI PIEDI
La mia vita è tutta una collezione di rimpianti. Dopo venerdì sera se ne è aggiunto un altro: non aver corso a Magnago. C’ero, però: con le infradito ai piedi, ma c’ero.
Scarico come la batteria dell’orologio della cucina (entro l’anno la cambierò), ho deciso di tenere la canottiera da gara nel secondo cassetto del mobile. La corsa sarà una questione di fiato e di gambe, ma è poi la testa che ti fa correre tre maratone in tre mesi oppure se ti fa sembrare un mille metrii faticoso come un calvario. Interminabile. Di più, inutile.
M’è bastato però sentire la voce di Silvio Omodeo dalla distanza per farmi ritornare la voglia di correre. Troppo tardi: la gara era già iniziata. Io mi avvicinavo al campo sportivo e vicino a me sfilavano i corridori. Che strano vedere le loro fatiche di fronte e non di fianco.
Sulla linea del traguardo ho applaudito tutti ed è stato bello per una volta essere dall’altra parte. Tante facce note, tanti Girini di maggio-giugno. Ero lì appositamente per rincontrare e salutare i fratelli runner. Ero lì appositamente per salutare il mitico Antonio Capasso, così da terminare le settimane di latitanza.
Bello, l’arrivo in pista; bello, il campo sportivo con le tribune per il pubblico; ricco m’è parso il ristoro con regalini annessi e connessi. Insomma, m’è parsa un’organizzazione buonissima e mi aspettavo qualche concorrente in più. Certo, se tutti hanno fatto come me…
Ritornerò…ritornerò…non che qualcuno senta la mancanza, ma…ritornerò! È un periodo un po’ così. Gli unici eventi che sono degni d’essere chiamati PROBLEMI sono quelli relativi alla salute. Non è il mio caso. Sono alle prese con quelli che io chiamo SOLLETICI DELLA SORTE. E io il solletico soffro.
Passerà e la miglior terapia è sempre la stessa: la corsa.
CIAO!!!
Roberto Vielmi
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