L’editoriale: “Speciale da New York”

 
Da Schopenhauer a Kant passando per New York e la City Marathon.
di Antonio Capasso
Alcuni anni orsono sull’onda del movimento New Age (pensa, mangia, bevi, corri, respira…. positivo) che spaziava dall’immanenza alla trascendenza e avendo come metafisica  – benessere corpo-mente, una nota casa editrice pubblicò un piccolo saggio “La ricerca della felicità” di un certo Schopenhauer. Andò a ruba!  Sorpresa: molti si ritrovarono tra le mani una serie di aforismi, detti, pensieri del più melanconico e pessimista filosofo del sette-ottocento! Il vecchio, cupo, serio, gottoso Schopenhauer! Il titolo era stata l’esca per l’indotto bisogno collettivo.
La Maratona di Nuova York (come alcuni ricorderanno, pronunciava il giornalista Ruggiero Orlando) è la nuova Shangri-Là?  No! Questa è tosta, forte, vergognosamente virile: esplode in mille colori di luci, pelli, fogge. E’ un formicaio multietnico che attraversa il fiume Hudson  passando per Brooklyn, Manathan, Ground-Zero, Fifty Avenue, Broadway  e forse per la 521a strada (c’è la 521 a NY?).
1) E’ mitica questa Maratona? – No! Il mito è un luogo altro, un altrove storico.
2) E’ esaltante? – Si! Si! Si! Trovarsi in una Torre di Babele dev’essere bellissimo. Immagino un semi dialogo tra un Bostoniano, un Texano, un Marocchino ed un Italiano di Roma. – Bostoniano: Go? Go? Go! – Texano: Goo? Goo! – Marocchino: Ko? Ko! Jamme jà jà. – Romano: ma che ve state a di? Anvedi d’annà! Eh mo, eh mo, no more… ma mo-ve-te, ah bello!
3) E’ un punto di arrivo per gli sportivi? –  No! E’ solo una bella Maratona come tante, pregna della bellezza sfacciata di una città, nata e costruita da tanti popoli diversi, che riesce a trasformare in eventi grandiosi qualsiasi cosa tocchi. Noi europei che pur abbiamo Maratone in città meravigliose come:
Berlino, pensare di correre sotto la porta di Brandeburgo o lì dove un tempo c’era il muro, attraversare l’Alexander Platz (luoghi di memorie terribili) mi dà un senso di pace.
Parigi! La Ville Lumiere, Les Champs-Elisée, la Bastille, i ponti sulla Senna….
Roma: il mito. Entri ed esci dalla storia. Sei nel 2007 da Urbe condita, e lei è ancora lì! Viva e presente. Sembra di essere nel passato, nel presente ed il futuro è la strada dopo il traguardo finale!
Bando alle chiacchiere e ritorniamo al titolo del tema. Perché la Maratona di New York ha così una vasta eco nei media dei podisti e non?
Abbiamo la sindrome di Colombo o quella di Arlecchino? Siamo un popolo di naviganti per cui il nuovo, il magico ci viene solo dal mare? Oppure troppo imbevuti di cultura cristiana non riusciamo ad esprimerci liberamente e sentiamo il bisogno (di un demiurgo?) d’inserirci in categorie imperative che nulla hanno, però, di etica, di estetica o di morale? Siamo soggetti che divinizzano gli oggetti oppure oggetti che divinizzano altri oggetti?  Giriamo a Kant l’ardua risposta. Dimmi un po’, dimmi un po’ Mister Kant?
In bocca al lupo a tutti i maratoneti in trasferta a Nuova York e come cantano a Napoli: “… e c’ ne costa lacrime e sudore ‘stà America….”.
OneMarathonForCapasso2005
Antonio
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