Organizzare una gara….parte seconda.

 
Cari bloggers…and Runners – di Fabio Selli
Una premessa è doverosa: nell’analisi di un fenomeno generale credo valga sempre la pena non considerare le situazioni patologiche. Da un lato quegli organizzatori in malafede che considerano esclusivamente il runner come un limone da spremere e dall’altro quegli individui che hanno una “lamentite” innata e cronica, cioè quella propensione al lamento, a vedere tutto sempre e soltanto negativamente e a sferrare critiche feroci come forma di liberazione delle proprie frustrazioni, reputo siano una minoranza sparuta e pertanto metodologicamente non significativa.
Parlando più in generale, è certamente vero che chi corre senza aver mai organizzato un evento tende a sottovalutare lo sforzo, l’impegno, e la tensione a monte, così come è altrettanto legittimo da parte dell’organizzatore sperare in una umana comprensione per gli errori commessi. Ma tutto questo non è una novità: il problema di un punto di incontro tra il fruitore e l’offerente di un servizio, tra il compratore e il venditore, tra chi incassa e chi spende, è una questione vecchia come il mondo.
Per mia natura tendo a considerare chi paga, sia esso runner, sponsor o amministrazione pubblica, un cliente e come tale “sovrano” e “sovranamente” legittimato ad esprimere un proprio giudizio.
D’altro canto, reputo sia doveroso per un organizzatore adoperarsi per comprendere bene in quale contesto si sta muovendo, quali sono le aspettative del proprio “cliente”, quali mezzi ha a disposizione, e agire di conseguenza, proponendo un “prodotto” per quello che realmente è, e avendo l’onestà intellettuale di ammettere i propri errori, ricercarne la causa e adottare correttivi.
Non lo prescrive il medico di organizzare un evento podistico, così come non necessariamente si deve puntare ad organizzare un evento al livello di New York o Londra (small is beautiful, dicono quelli bravi, e le corse locali hanno comunque un motivo d’esistere). Eppure vedo spesso colleghi organizzatori tuffarsi in queste avventure, sia pur mossi da nobili scopi e dalla sana passione per il podismo, ma con la supponenza di chi crede di sapere tutto e di essere i più bravi, puntando troppo in alto con mezzi scarsi a disposizione e adottando strategie non coerenti con le proprie possibilità. Il tutto con il rischio di creare nel podista una aspettativa elevata che quasi certamente verrà poi disattesa.
Se non si hanno risorse finanziarie sufficienti, si può evitare di ingaggiare professionisti -che quasi certamente saccheggeranno il montepremi, creando scontento tra i runners più “normali”-; meglio risparmiare e investire le poche risorse per fornire una migliore qualità del servizio (più volontari, docce calde, gadgets utili, …).
Se la manifestazione ha una portata locale, benissimo una corsetta popolare con una bicchierata alla fine.
Se ci sono già corse analoghe nei dintorni nello stesso periodo, perché organizzarne un’ennesima, rischiando di tirare la stessa copertina corta? Perché invece non unire le forze, lasciando da parte l’orgoglio campanilistico, e creare un evento più strutturato?  È normale che sia difficile ottenere il supporto di amministrazioni e sponsors quando si va a proporre loro l’ennesima corsa podistica locale, magari nello stesso periodo, senza un progetto serio e lungimirante alle spalle permetta loro di comprendere in modo chiaro quale sia il possibile tornaconto, in termini di immagine, di prestigio, di visibilità.
Perché invece di proporre l’ennesima mezza maratona o maratona, non si crea qualcosa di diverso e complementare alle corse già in calendario, creando un gemellaggio “virtuale” (se non addirittura reale) e creando i presupposti per una co-promozione reciproca?
Ogni week end ci sono decine di corse. Se si decide, ciononostante, di accodarsi a questo carrozzone, bisogna avere le idee molto chiare, lungimiranza, un po’ di buonsenso l’umiltà di chiedere aiuto ai runners stessi, tenendo in buon conto i loro suggerimenti e le loro critiche. Poi l’errore è sempre dietro l’angolo, ma reputo che sia piu’ facilmente accettabile e perdonabile quando viene senza ombra di dubbio percepito come commesso in buona fede.
Con questo non voglio dare addosso ai miei colleghi organizzatori o salire in cattedra. Semplicemente applico il detto del mio nonnino…”un buon affare è un buon affare per tutti”. E visto che l’affare viene proposto da chi organizza, credo sia prima di tutto suo compito fare in modo che sponsors, amministrazioni e runners lo percepiscano come tale, e come una opportunità rispettivamente di ritorno di visibilità, di aggregazione popolare (e magari di immagine politica) e soprattutto di divertimento.

Fabio (staff organizzativo straLugano)


Penso che la verità stia nel mezzo…
Come il solito penso che la verità stia nel mezzo, se è vero che organizzare una gara è molto difficile è anche vero che chi lo fa deve essere pronto a prendersi oneri ed onori, organizzare non è semplice, quindi il pressappochismo e la malavoglia devo essere lasciati in disparte, personalmente penso alla buona fede degli organizzatori, ma se non si è in grado di sostenere sforzi economici, di tempo e di risorse umane è meglio desistere!! Per quanto riguarda le critiche ben vengano quelle costruttive, tanto chi organizza seriamente sa quello che può prendere dalle osservazioni perchè legittimo e propositivo e cosa scartare, i criticoni per partito preso.
In ultimo anche io penso che coi costi si stia esagerando, sopratutto per corse da 10 km o meno, perlomeno bisognerebbe lasciare la possibilità di una concreta quota ridotta!!
ciao
Enrico Traietta (AtlCalloni.spaces.live.com)


I polli e il coltello dalla parte del manico di Paolo Fossati.
Mi inserisco nel dibattito scatenato dall’amico Giovanni (che conoscendolo dubito caro Ettore sia pro-organizzatori). Ormai anch’io ho alle spalle tante gare (più o meno importanti in Italia come all’estero) e anch’io come il buon Ettore ormai avrei bisogno di una cassettiera extra-large per infilare tutte le famigerate t-shirt promozionali (anche se alcune di queste maglie, fatemelo dire, sono davvero ben fatte e emanano emozionanti ricordi). Aggiungo un pezzetto in più al ragionamento in corso approfittando del mio personalissimo punto di osservazione.
La mia attività di negoziante running mi ha fatto seguire in questi ultimi 3 anni l’evoluzione (rapidissima) del mondo delle gare podistiche da una posizione assolutamente nuova e probabilmente più a contatto con il famoso "gruzzoletto" di cui parlava Giovanni; anch’io ho dato una mano a qualche organizzatore nella sua complessa opera (anche per inimmaginabili vincoli comunali e sovracumunali) e il mio negozio spesso diventa una sorta di confessionale sia per le prestazioni dei miei adorati trop runner sia per i servizi offerti dai famigerati organizzatori.
Insomma alle mie orecchie un po’ a sventola suonano quotidianamente le diverse campane di quelli che sono i protagonisti di questo dibattito. Io la vedo così (e l’amico Giovanni sa che la penso così in quanto più volte nelle nostre trasferte ne abbiamo discusso). Io ritengo caro Antonio che il podista sia un "pollo da spennare" appunto se fa il pollo e non il "podista sapiens". Ovvero è pollo se accetta di pagare improbabili quote d’iscrizione senza battere ciglio, se insegue certi esclusivi pacchetti viaggi che sono "esclusivi" proprio perché escludono tanti amanti della corsa, se infine affascinato da tutto ciò che come diciamo a Milano è fuffa (ovvero le "cianfrusaglie" di Antonio), non riesce lucidamente a valutare se quell’organizzatore griffatissimo è meglio di quel tradizionalista che invece di 15 euro te ne fa pagare 3 per distanze magari superiori e scopi magari più utili (perché l’organizzatore che fa beneficenza esiste ancora come dimostra il defibrillatore pro Croce Rossa appena acquistato qua dalle mie parti dopo la Mezza di Buccinasco).
Insomma il podista è certamente visto dalla grande e luccicante industria del running come un pollo da spennare (e se ve lo dice un commerciante!), ma è lui, guai a dimenticarselo, che ha il coltello dalla parte del manico: ormai siamo tutti quasi obbligati ad essere tesserati, ma vivvadio siamo liberi, liberissimi di ritagliarci un calendario su misura delle nostre tasche e della nostra incommensurabile passione. Tanto per fare un esempio terribilmente fresco: se ritengo eccessivi i 28 euro per la classicissima Milano-Pavia di domenica prossima (dopo aver partecipato coccolatissimo ad impervie Ecomaratone a 25!) ebbene sono libero di correre il mio lunghissimo domenicale con gli amici Trop Runner all’Idroscalo, lunghissimo gratis se non fosse per il corroborante caffè post-allenamento. Così come altri (e sono certo saranno in tanti qua a Milano) sono liberi di spendere quei 28 euro se preferiscono sentire non l’odore del caffè ma quella della competizione. Ringraziando per l’attenzione e rinnovando ad Antonio i complimenti per il sito.
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