Non ho corso per una vita

 
Elogio dello stare fermi.
Non ho corso per una vita, o meglio avevo appena 16 o 17 anni e all’epoca ai primi degli anni ‘50 il Corriere dello Sport organizzava un Gran Premio di Mezzofondo e volli partecipare ad una selezione provinciale e corsi quei 1500 m., in 4’50’’ o giù di lì e mi accorsi che mi stancavo magro e denutrito nel dopo guerra e che era molto meglio non correre e seguire il consiglio suggeritomi amichevolmente di darmi all’ippica.
Presto intuii che anche l’ippica poteva essere stancante e che la migliore risoluzione era di non agitare troppo i muscoli e di accettare il principio che non sudare è meglio che sudare, che lo sport può far male, che la pigrizia è meravigliosa, che essere spettatore è più saggio che essere atleta, che gareggiare è privilegio da non contendere ad altri più volenterosi forse più capaci certo esteticamente più apprezzabili.
E’ pur vero che le mie attuali canizie si accompagnano a senili dolorosi movimenti che rappresentano il segnale di muscoli non allenati e confermano che aveva ragione chi mi consigliava: muoviti un po’, cammina svelto, non essere pigro, non essere sedentario.
Tuttavia è certo che alla mia età ultrasettantenne non sono pentito di aver ammirato potenti quattrocentisti tipo Siddi, meravigliosi Dordoni, gloriosi Baldini, memorabili Coppi e Bartali, e Adorni, Loi, Griffith, Tomba, Eddy Merckx, ginnasti poderosi e agili, cioè ho ammirato lo Sport comprendendo di che cosa siano capaci uomini che sacrificano intere vite al movimento e all’agonismo e ai limiti di tempi e misure.
Così amo lo sport fatto dagli altri e apprezzo il valore etico ed estetico degli atleti e a parte la rinunzia ai miei probabili ideali personali, che non mi ha reso infelice, e che in ogni caso sarebbero stati ideali non profittevoli e poco competitivi.
Amo l’entusiasmo che mi prende per le vittorie dei nostri colori nazionali o per gli eccelsi primati mondiali, amo lo SPORT, che mi allieta e non mi stanca, amo lo sport non esercitato da me.
E seguendo i consigli ricevuti in giovane età continuo ad amare l’ippica o meglio ancora amo il cavallo, insigne amico dell’uomo, alleato nella vita e nello sport e oggetto di opere insigni di insigni artisti.
Non cavalco perché è un impegno fisico e pertanto stancante.
Sto facendo l’elogio della pigrizia.
Perchè se apprezzo l’estetica del movimento, della dinamica, altrettanto, se non più apprezzo l’etica della pigrizia.
Sono sgomento anche se ammirato dal moto, invece preso da beatitudine vedere distesa sull’erba una dolce donna dai lineamenti soffusi di piacevole abbandono e il corpo fatto di linee morbide e dolcissime, allorché è più facile l’eros della inerzia che la violenza del moto.
L’abbandono è appagante per me, non mi affligge la contraddizione: amare la pigrizia e ammirare lo sport, la pigrizia è una mia scelta, come una scelta è lo sport, paradossalmente è una azione (o una non azione) decisa, mentre ammirare la vita attiva altrui è contemplazione .
Non ho corso per una vita, neanche ho marciato, non ho camminato molto, ho ammirato, contemplato, convinto che tra gli artisti del 20° secolo i meno saggi siano stati i futuristi che inserirono il movimento nell’arte, impedendo di gustare il piacere di vedere immagini precise, fisse, naturali.
In effetti la natura vede nella velocità prevalentemente la difesa  per chi fugge dai rischi, o dall’offesa delle furie del tempo.
La corsa per allenamento ha più senso della corsa agonistica, la prima serve a prepararci al bisogno di difesa o di attacco, alla necessità di raggiungere obbiettivi vitali, a testare i propri muscoli, a rendersi pronti all’agonismo, la seconda è esaminare le proprie capacità al confronto, ad assecondare il proprio orgoglio, a premiarsi per le eventuali vittorie.
Posso giustificare il mio amore per la pigrizia, ammirare la velocità dell’uomo degli animali dei mezzi, amare le forme e le morbidezze, le donne e i cavalli, la mente e dunque amo la complessità della vita, ma non amo correre.
La platea dei miei lettori mi perdoni, ma se Voi correte non è colpa mia.
GC 30/08/07 – Dello stesso autore: "Contro la corsa"
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Commenti

  • OneMarathonForCapasso -  On 5 settembre 2007 at 08:38

     
    Caro Giusca
    Non ho corso per una vita, poi, un po’ tardi ho scoperto il piacere che mi da la corsa pur non chiedendo ad essa nessuna particolare emozione.
    Ho il massimo rispetto per la tua ed altrui “pigrizia” rivolta all’argomento podistico e non sarò certamente io a condannarla o esaltarla, anche perché leggendo e rileggendo il tuo pezzo non posso non rilevare che anche tu corri, non a piedi, ma per soddisfare il piacere della mente e dello spirito. Ho molto apprezzato questo tuo scritto che trovo piacevole, scorrevole, ironico, a tratti lirico,
    Antonio

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