Archivi del mese: agosto 2006

SARA SARA! (Una storia fanta-reale) – SECONDA PARTE.

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Cela est bientat dit.
Sara ou serà.
Sara che viene tagliata.
Sara che non sa dove andare,
e percorre la terra tra lo sciabordio de mare ed
il fremito degli Eucalipti.
Sara che corre tra l’immensità
e il rapido corso della vita,
tratto di spazio breve,
lungo tempo per pensare.
Saranno fiorite le Jacarande laggiù?
Profumi lontani, pensieri…….
Qui est-cette Sara?
Quoi faire, quoi dire?
A bientôt mes amis.
SARA
La vacanza di Sara – Seconda parte –
Decido: ritorno ai vecchi tempi, autostop! Prima o poi qualche cane si fermerà.
Aspetto un bel po’, sono vicina al distributore nella piazzetta di Viareggio, per fortuna che è in mezzo ad un giardino, per lo meno sono al fresco! Aspetto ma non ne posso più! Caldo, fatica, fame (poi parlano di barrette energetiche vorrei un bel panino burro e prosciutto crudo). Arriva una macchina, un Espace targato Milano (ho i miei pregiudizi di bustocca sui milanesi) dentro un signore con un ragazzino ed un cane. Ci provo! Spero nella simpatia del ragazzo e del cane: << io amo i cani >>. Scusi, lei va verso Ronchi chiedo con voce tremante e gentile << no signora, io sono già arrivato, mi dispiace >>, grazie lo stesso rispondo. Bestia penso dentro di me. Vedo che parlotta un attimo con il figlio, poi apre la portiera  e mi chiama. Signora, signora! Mi scusi per prima, ma lei è in difficoltà e deve arrivare a Ronchi? Si, purtroppo ed in breve gli racconto della corsa e della stanchezza. Allora venga, che in dieci minuti la riportiamo a casa, vero Guido, dice riferendosi al figlio. Rinfrancata salgo in auto. Ci presentiamo, piacere Alessandro, lui è Guido e lei (il cane) è Elsa; Piacere Sara. C’è anche l’aria condizionata! Parlo un po’ del mio sport preferito “la corsa” delle gare, le mezze maratone, ecc.  Lui mi dice che un tempo giocava molto a tennis, ma con gl’impegni lavorativi e gli anni ha lasciato un po’ perdere. L’osservo. E’ veramente un bell’uomo. Ha un che d’indefinibilmente affascinante. E’ un antiquario e si sposta tra Viareggio, Forte dei Marmi e Milano.
Il sorriso, lo sguardo, come si muove, penso tra me “è un mix tra Connery e di Caprio”. Mi chiede se abito a Milano, no, rispondo a Busto Arsizio. La conosce? Oh sì, molto bene.
Improvvisamente il figlio aggiunge: a Busto vive un mio amico. Come si chiama (da brava provinciale), gli chiedo! Valentino, è da tanto tempo che non ci vediamo aggiunge il ragazzo. Insisto, con provinciale demenza, il cognome? il ragazzo alza gl’occhi al cielo e poi con malcelata ironia aggiunge: Valentino Capasso ed abita vicino un grande castello! Io subito Capasso… Capasso… Capasso, allora si! Io conosco Capasso, un Capasso Antonio. E’ il padre? Lo conoscete anche voi? Alessandro, con voce flautata mi dice: forse è lui, ma io conosco o meglio ero più amico della moglie. Abitavamo entrambi a Milano fino a qualche anno fa. Allora è lui dico, mi aveva detto che aveva vissuto a Milano, subito gli racconto dei suoi incoraggiamenti, dell’aiuto datomi e delle gare fatte insieme. Alessandro mi guarda (mi sento sciogliere) e con voce dolce e bassa mi dice siamo a Ronchi, se m’indica dove, la porto sotto casa. Poi sempre guardandomi aggiunge, conosco Antonio piuttosto superficialmente era con la moglie ed il bambino che facevamo tante cose insieme, si andava al parco, in piscina ai giardinetti ai parchi acquatici ci raccontavamo dei nostri figli, delle speranze che nutrivamo per loro; Talvolta abbiamo scoperto che stavamo leggendo lo stesso libro, sì con lei c’era amicizia…… con lui solo conoscenza. Siamo arrivati, ecco il numero 18. Grazie. Buon viaggio. Buona permanenza. Ci saluti i signori Capasso e Valentino. Sono le quattro, perfetto orario. Perfetta corsa. Meraviglioso incontro, peccato che il discorso è deviato sulla moglie e figli e non abbia apprezzato a pieno ciò che gli ho raccontato sulla meravigliosa esperienza della corsa. Tra poco arriverà mio marito, con in mano forse un dentice o un polpo, puzzolente di pesce e di sudore. Mi dirà com’è andata cara? Bene vero? Sei stata nei tempi stabiliti?
A te caro com’è andata? Bene vedo. Che grandi occhi ha questo polipone? Bravo!
SARA

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SARA SARA! (Una storia fanta-reale)

 
La vacanza di Sara.
Spiaggia, mare, tramonti, riposo, allegria, luoghi nuovi da scoprire, ogni anno è la stessa speranza e la medesima delusione.
Il tempo delle vacanze si riduce ad un corri corri tra casa, mare, spese, cucina, qualche uscita, un gelato. Ti giri e già è finito. Si ritorna a casa! E’ quasi un sollievo.
Stamani, penultimo giorno abbiamo deciso mio marito ed io di concederci uno svago personale. Lui andrà finalmente a pesca con gli amici conosciuti al mare e tornerà nel pomeriggio ed io mi dedicherò alla corsa. Farò una bella corsetta lungo il litorale Toscano fermandomi solo al comando dei miei muscoli.
Maglietta calzoncini scarpette e via, è presto, ma il sole già riscalda la mia pelle non importa, mi sono incremata a dovere!
Parto da Marina dei Ronchi e cerco di star lontana dall’acqua per via delle scarpe. Vado spedita, arrivo di volata a Cinquale, ma le scarpette sulla spiaggia sono scomode, in barba ai consigli mi tolgo scarpe e calze ed inizio a correre sul bagnasciuga. Allora, sì ragazzi che si vola, tra acqua e sabbia non sento fatica….Achille “piè veloce” vieni a sfidarmi!
Corro felice, libera (se potessi togliermi anche maglietta e pantaloncini!) tra schizzi d’acqua, vociare di bimbi, richiami di voci vicine e lontane, ho la sensazione che l’orizzonte sia alla fine del mio percorso (eppure esso mi avvolge tutta ovunque giri lo sguardo).
Corro e cammino, talvolta c’è uno sbarramento e sono costretta a tuffarmi in acqua (meglio, i miei muscoli ne traggono giovamento). Cammino e corro, mi guardo intorno e noto che la Versilia è proprio bella, di qua il mare di là piccoli boschi ombrosi che piano piano risalgono sugli Appennini o meglio le Alpi Apuane. Il famoso marmo! Chissà perché mi vengono in mente Michelangelo, Bernini, Canova……sarà il caldo?
Mi fermo: guardo l’ora, guardo il mare e ciuff, sono nell’acqua! Che frescura! Che bello! Mi lascia andare un po’ con la risacca, bruun… bruun… bruuun, il mio corpo è massaggiato da mille manine invisibili, ventilato da mille sospiri lontani e profondi e il sapore forte e pungente del sole m’arriva sino alla gola, resterei qui fino alla comparsa delle stelle e della luna ma devo andare, ogni promessa è debito. Esco dall’acqua e riprendo a correre all’improvviso un cartello mi si para d’innanzi: Benvenuti a Torre del lago Puccini ( ! )
Guardo l’ora stavolta non l’orologio, sono passate tre ore e mezza, come farò a tornare indietro? Togliendo le digressioni marine ho impiegato due ore e tre quarti da Ronchi fino a dopo Viareggio per tornare devo calcolare almeno tre ore e mezzo, quattro, perché rifarle sulla spiaggia è impensabile (il sole è troppo forte), devo andare su strada.
Salgo sul litorale indosso calze e scarpette e ricomincio: cammino e corricchio, corricchio e cammino. Non c’è la farò, si farà troppo tardi per rientrare a Ronchi. Cosa fare? Telefono al marito pesce e gli rovino la giornata? Chiamo un’amica? (e chi a quest’ora? Sono tutte prese con pargoli, pargoletti….), prendo un autobus? Non ho un soldo ahimè!
Sara