La gioia di Sara.

Non dico che ero emozionata come il primo giorno di liceo, ma la sensazione non si discostava molto.

Dopo mesi d’allenamenti mirati, la perdita salutare di quei chili in eccesso che mi ossessionavano, l’approvazione e lo stimolo dei miei familiari: la decisione di compiere il “gran passo”, gareggiando per la prima volta sulla lunga distanza di una maratonina.

I giorni precedenti l’evento li ho dedicati alla preparazione del “corredo” più idoneo per la “prima” decidendo per due soluzioni: Prima soluzione: “passo inosservata, ovvero pantaloncini mezza gamba tipo ciclista e canotta a mezza manica. Seconda soluzione: “mi mostro” consistente in pantaloncini corti anzi cortissimi con tagli laterali e top elasticizzato, il tutto rigorosamente rosso, ancora, cappellino bianco con visiera, occhiali da sole e calzini tutto rigorosamente professionale o quasi.

La sera prima della data fatidica tutte le suddette cose, non prima averle provate per l’ennesima volta, le ho depositate in un borsone, che maniacalmente ho continuato a controllare e ricontrollare, alla fine stavo dimenticando….. proprio le scarpe!

Esausta per quest’operazione sono andata a dormire, almeno l’intenzione era quella, ma l’emozione e la preoccupazione mi hanno fatto passare una notte insonne tra sogni di gloria, sogni di rivincita sulle amiche scettiche sulle mie capacità e pensieri vari non definibili. Alle sei, per disperazione mi sono alzata e ho cominciato a prepararmi, mentre mio marito bofonchiava.

Alle 7:30 ero già a Sesto Calende nel luogo del ritrovo per ritirare il pettorale, ho girato per un po’ alla ricerca di un volto conosciuto, ma a quell’ora si era in pochi.

Alle 8:30, rotti gl’indugi sono andata a cambiarmi optando per la tenuta “mi mostro” ossia, pantaloncini e top rossi per esaltare la mia ritrovata linea. Difficoltà enorme ho trovato ad attaccarmi il pettorale con il numero, dopo essermi ripetutamente punta il seno con gli spilli in dotazione, disperata ho chiesto aiuto ad una podista più esperta che mi ha risolto il problema senza ulteriori danni.

Pronta per la grande avventura mi sono avviata in scioltezza verso la partenza che era a circa due chilometri dal ritrovo e via facendo ho cominciato ad incrociare visi noti e amici, tra cui il mio maestro che non ha nascosto il suo stupore per la mia presenza sul posto (avevo escluso la mia partecipazione alla maratonina per regalargli il piacere della sorpresa), così abbiamo continuato il riscaldamento insieme, non lesinandomi, cosa strana, qualche complimento sulla forma atletica e …..quella fisica! Giunti alla partenza, in mezzo alla folla dei concorrenti, ci siamo persi di vista.

Rimasta sola sono ritornati i timori e mentre mi chiedevo cosa facessi lì è arrivato il colpo di pistola e come d’incanto tutte le preoccupazioni sono passate e mi sono lanciata di gran lena lungo il percorso.

Mi sono subito resa conto che stavo contravvenendo a tutti i suggerimenti ricevuti durante gli allenamenti, così ho rallentato tenendo un passo più consono alle mie capacità. Al primo spugnaggio sono stata raggiunta da Antonio, il mio maestro, e dopo uno scambio veloce di battute ho ripreso con più vigore la corsa, affiancata di tanto in tanto da qualche podista maschio in vena di gallismo  e a volte con intenzioni “rimorchiatorie”, ma eravamo solo ai primi chilometri dopo la stanchezza ha tolto la parola anche a loro, con l’eccezione di qualche apprezzamento volante sul mio fondo schiena (direi una bugia se affermasi che la cosa mi dispiaceva!) che di tanto in tanto fino al 15esimo chilometro mi arrivava.

Gli ultimi chilometri sono stati i più duri, ma la gioia dell’impresa che stavo portando a termine mi esaltava e la stanchezza mi procurava “una inconscia” soddisfazione.

Gli ultimi cinquecento metri li ho percorsi con le lacrime agl’occhi per la contentezza, lacrime culminate in un pianto di gioia appena tagliato il traguardo. Di li a poco e giunto anche Antonio completando il percorso in una volata mozzafiato con un suo coetaneo.

Descrivervi la gioia che ho provato non è facile e sicuramente non sarà più la stessa cosa nelle prossime occasioni, perché la prima volta, come in tutte l’esperienze della vita, è sempre unica.

Ciao, ciao.

Sara, Sara del parco

 

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Commenti

  • Silvana  On 2 giugno 2006 at 15:49

    ma mi prendi in giro?
    no ho capito ancora cosa ti fa pensare quello che stai pensando, pero, si dammi il codice di questa canzone ti perdono.
    Buon fine settimana anche a te(bel post sopra)
    Baci
    Silvy

  • Ramona  On 2 giugno 2006 at 19:06

    ….hardcore?!!?!? ….BLEAH!!!!!! Non ci vengo neanche a pagamento!! Ma non pensavo ti piacesse l\’hardcore…..Nonno!!!😉 Comunque okay per un\’uscita di gruppo…🙂 …io però propongo…….GARDALAND!!!!!!!!! :-))))))) Ciaus!
    Ramy

  • Anna  On 3 giugno 2006 at 08:24

    Complicidad !!! complicidad !!!!
     
    Buona corsa domani .
     
    baci ,baci,baci
    Anna
     

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